Tenuta di Castellaro: Lipari in un calice

Un luogo da visitare assolutamente se vi trovate sull’Isola di Lipari? Che siate un wine expert, un appassionato di vino o semplicemente se avete voglia di fare qualcosa di diverso e immergervi nell’identità dell’isola, non potete perdervi Tenuta di Castellaro.

Vi ho già raccontato un po’ del mio viaggio alle Isole Eolie di Lipari e Vulcanoqui – e delle esperienze che ho amato di più. Ma uno dei momenti più interessanti per una winenerd come me, ma anche il più romantico e uno dei più piacevoli e gustosi trascorsi a Lipari è stata, senza dubbio, la visita alla Tenuta di Castellaro, situata a nord-ovest dell’isola in frazione Quattropani.

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La mia scoperta di Tenuta di Castellaro inizia però all’ultimo Vinitaly. In questa occasione ho fatto un vero e proprio viaggio a Lipari attraverso il calice. Dico davvero! Grazie ai racconti di Barbara Manzotti winery tour manager –, alla degustazione e alle moderne etichette, la mia immaginazione è volata sull’Isola: le Cave di Caolino, la parte geologica più antica dell’isola e un luogo affascinante dove il rosa delle rocce si alterna al blu del mare, sorseggiando il Rosa Caolino 2018; il bianco della pietra pomice e il nero dell’ossidiana, entrambi vetri vulcanici che raccontano la storia dell’Isola, degustando due dei loro vini di cui vi parlerò a breve nel dettaglio; la forma geografica delle isole Eolie che ricorda una “Y” con il fresco e divertente Ypsilon, blend di Corinto, Nero d’Avola e Alicante; e, ancora, un viaggio nel passato e nelle tradizioni con il Corinto, l’ancestrale vitigno a bacca nera delle Lipari, proposto in tutta la sua unicità.

Questo per dire come spesso proprio il vino sia capace di avvicinarci a un territorio. Liquido straordinario che riesce ad essere il miglior ambasciatore della propria terra e a trasportati in un’altra parte del mondo, ispirandoti a tal punto da voler conoscere di più e andare oltre il calice.

Così, a inizio giugno ero proprio a Lipari per saperne di più e immergermi in quei gusti e profumi eoliani tanto immaginati.

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La Tenuta di Castellaro è un perfetto esempio di valorizzazione di un territorio e delle sue tradizioni vitivinicole. La Tenuta, infatti, nasce grazie all’impegno di due imprenditori bergamaschi, che, innamoratisi di Lipari, hanno avviato un progetto molto ambizioso che oggi continua ad evolversi. Combinando le antiche tecniche vitivinicole alle moderne tecnologie e al rispetto del territorio e dell’ambiente e mettendone a frutto tutte le potenzialità, nasce questa cantina, che oggi rappresenta Lipari nel mondo del vino.

La Tenuta ha sede, con gran parte dei vigneti, nella Piana di Castellaro nella parte nord-ovest dell’isola a 350 mt s.l.m. Qui, su 14 ettari vitati sono coltivati i vitigni autoctoni di Corinto, Malvasia, Carricante, Nero d’Avola, Moscato bianco e Alicante. Una piccola produzione proviene da Vigna Cappero nella parte sud dell’isola, 2 ettari dedicati a Malvasia e Corinto, nell’esatta percentuale di uve che andranno a costituite il blend del Malvasia delle Lipari DOC.

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La coltivazione avviene in biologico, con uso esclusivo di rame e zolfo, e il lavoro in vigna avviene manualmente.

In questa zona c’è un microclima particolarmente favorevole alla coltivazione della vite: il clima, infatti, è mediterraneo e ben ventilato grazie alla vicinanza del mare e ci sono importanti escursioni termiche, tra giorno e notte, che favoriscono, nel periodo della maturazione, lo sviluppo di aromi e di acidità. Le viti sono coltivate ad alberello su terreni di origine vulcanica.

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Ciò che mi ha colpito particolarmente è stata la cantina, costruita in piena armonia con l’ambiente: sto parlando di una cantina bioenergetica a impatto zero. Un progetto che è riuscito a integrarsi con il territorio, a sfruttare al meglio le risorse naturali e a rispettare la tradizione costruttiva e della storia naturale dell’Isola di Lipari.

Sole e vento sono protagonisti assoluti. La torre del vento, un sistema utilizzato dagli arabi già dal X secolo a.C. ma ancora oggi sofisticato e capace di rinfrescare naturalmente e, in questo caso, mantenere a una temperatura costante di 14°C, la cantina sotterranea e la barricaia.

I camini solari, anch’essi di origini molto antiche, posti nella vigna sopra la barricaia, consentono di catturare e diffondere la luce del sole e di eliminare quasi completamente l’illuminazione ad energia elettrica. Sì, davvero straordinario!

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A proposito della tradizione architettonica, trovarsi nella barricaia sotterranea è davvero suggestivo. È stata costruita ispirandosi al Chiostro Normanno di Lipari e scavando nel terreno. Osservando volte e colonne è possibile ammirare i tanti strati e colori dei fenomeni vulcanici susseguitesi, che raccontano la storia geologica dell’Isola.

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Andiamo alla degustazione! Sono sempre dell’idea che il momento migliore per degustare è la mattina, quando le papille gustative sono più attente! Ma in questo caso bisogna fare un’eccezione, perché il momento più bello è il tramonto. L’unica contro indicazione è che poi vi innamorerete della vista.

La degustazione al tramonto, con vista sulle Isole di Salina, Alicudi e Filicudi è davvero indimenticabile.

A ogni vino è abbinata una piccola selezione di formaggi e salumi bergamaschi, che ho trovato davvero deliziosa e soprattutto originale.

Ogni etichetta è pensata per raccontare l’Isola di Lipari, con un’attenzione al dettaglio sorprendente.

Abbiamo degustato solo quattro dei vini della gamma, ma particolarmente rappresentativi.

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Bianco Porticello 2017 – il cui nome è ispirato dalla località Porticello di Lipari, dove il tempo sembra essersi fermato: Il bianco candido delle ex Cave di Pomice, il meraviglioso blu del mare e un lungo e vecchio pontile caratterizzano il paesaggio.

Un blend di Carricante, Malvasia e Moscato bianco. Buona intensità e finezza al naso con sentori di gelsomino, mela verde, macchia mediterranea e lime. In bocca è freschissimo, ottima corrispondenza gusto olfattiva e piacevole finale sapido.

Bianco Pomice 2017 – elegante blend di Carricante e Malvasia. Intense note di erbe aromatiche, cioccolato bianco, pesca e buccia di limone. In bocca è pieno, morbido e armonioso. Persistente e dalle piacevoli note salmastre.

Nero Ossidiana 2016 – intrigante blend di Corinto e Nero d’Avola. Nitidi sentori di ciliegia, lamponi, liquirizia e caffé. In bocca è succoso, rotondo, caldo e con tannini morbidi. Buona corrispondenza gusto-olfattiva. Finale speziato e persistente.

Malvasia delle Lipari 2017 – la tradizione delle Lipari in una bottiglia, frutto dell’appassimento sui cannizzi. Sentori fini di miele, albicocca sciroppata, cioccolato bianco ed erbe mediterranee. Al palato è pieno, ricco di sapore e di medio corpo. Ottimo vena acida che contribuisce all’equilibrio gustativo. Sapido e dal lungo finale.

Cheers!

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