Rassegna NOT 2020 e oltre

Il vino è convivialità e NOTRassegna dei vini franchi incarna pienamente questo aspetto, a cui si aggiungono confronto, condivisione, scambio tra produttori, tra addetti ai lavori e produttori e con il consumatore finale più curioso, alla ricerca di produzioni più sostenibili e territoriali. Tutto condito dal clima di festa che si percepisce durante la rassegna, tipico di NOT. Per la seconda edizione, questo spirito è stato amplificato dai tanti appuntamenti fuori salone – i NOT OFF – che hanno animato alcuni locali della città e non solo.

Chi ha visitato la rassegna, l’anno scorso, e ancor più quest’anno – al suo secondo debutto dal 18 al 20 di gennaio 2020 – potrà convenire con me che si esce particolarmente allegri (e non mi riferisco al potere inebriante del vino, almeno non solo), divertiti e soprattutto arricchiti. Potenzialmente anche con tantissime domande, che portano a mettere in discussione alcuni aspetti del mondo del vino. Sto parlando della propria concezione di buon vino, di vino di territorio, di vino rispettoso, e a volte anche dell’idea che si ha del produttore. NOT fa scaturire tante riflessioni. Infatti mi è venuto più spontaneo condividere con voi considerazioni e riflessioni, piuttosto che raccontarvi in modo più o meno asettico ciò che ho assaggiato e fatto durante la rassegna.

La rassegna per me ha il merito di essere un’occasione per mettere a fuoco, approfondire e informarsi sulla corrente del vino artigianale o cosiddetto naturale (ormai, non più così nuova). Lasciamo stare la terminologia utilizzata, su cui si può anche non essere d’accordo, ed entriamo nel merito.

La rassegna accende i riflettori sul vino sostenibile, su tutti quei produttori, piccolissimi e medio-piccoli, che hanno scelto di fare vino con maggiore rispetto per l’ambiente, esaltando il territorio e, spesso, allontanandosi completamente dai dettami dell’enologia cosiddetta “convenzionale”. Si parla di biologico, biodinamico e persino di metodi ancora più estremi in vigna e in cantina. Per molti è anche una scelta di vita.

Non vi è una regolamentazione, o un manifesto ufficiale, sui vini artigianali, e spesso a chi li produce non interessa darsi delle regole condivise da tutti. A volte diventa necessario compiere un atto di fiducia nei confronti del produttore; quindi la conoscenza (quasi) diretta diventa un fattore determinante. Come li aiutiamo i consumatori (e quindi come ci aiutiamo)? La risposta è potenziare la comunicazione dei singoli e di sistema, l’informazione, la risposta è anche NOT.

Il nocciolo della questione sta nella filosofia del produttore, che tende verso l’idea di produrre un vino dove l’unico ingrediente sia l’uva, ridurre al minimo l’intervento e quindi condurre un’enologia in sottrazione. Non è facile, anzi direi che lo sforzo è quadruplo. La chiave è l’esperienza in vigna e in cantina, la profonda conoscenza del territorio e delle varietà che si coltivano, molta più attenzione e cura in tutte le fasi di produzione, per poter considerare un vino artigianale più che buono dal punto di vista del gusto, più salubre e in armonia con la natura. Ripeto, non è facile, anzi. Da ciò consegue che c’è una grande eterogeneità , e ce ne accorgiamo anche facendo un giro tra i banchi di assaggio a NOT: ci sono molteplici filosofie produttive e di vita, tante esperienze, tante e diverse qualità del vino. Non vi è, dunque, un’unica tipologia di vino “naturale”. Questo per dire che i vini “naturali” non sono tutti buoni o brutti, perché vini “naturali”. Ciò che li rende interessanti è l’idea verso cui tendono. Ciò che rende NOT un’opportunità è il poterli scoprire, cercare, assaggiare, conoscere per poi farsi la propria idea. Bisogna essere aperti e non farsi bloccare da pregiudizi, né in un senso né nell’altro, e diventa necessario andare a fondo, sempre ricercando qualità, piacevolezza e tipicità. Un consiglio? Andate oltre l’etichetta “vino naturale” e fatevi la vostra idea conoscendo il produttore e assaggiando i suoi vini, una visita in cantina non guasta mai, anzi.

Tornando all’evento e alla sua articolazione, prima i NOT OFF, partiti il 15 gennaio, sono stati occasione per conoscere produttori e vini e per sperimentare abbinamenti con piatti, capaci di esaltare le qualità dei vini. La rassegna ha, poi, preso le mosse il 18 gennaio con il convengo “Apocalittici e integrati, questioni di prospettive sui vini naturali e dinamiche di consumo”. Tante le personalità intervenute e i temi trattati. A far luce sulla percezione del consumatore italiano sul vino “naturale”, è stata l’indagine di Nomisma; a seguire un quadro, in fase di evoluzione, sul vino naturale in Sicilia, con i dati raccolti dal Master che forma manager delle aziende del settore vitivinicolo diretto dal professore Sebastiano Torcivia. Poi il dibattito con tre vignaioli rappresentativi del settore, come Arianna Occhipinti, Stefano Amerighi e Nino Barraco. Il convegno si è concluso con “Scoperta dell’enologia tecnologica all’affermazione del vino naturale”, interessante intervista a Franco Giacosa condotta da Sandro Sangiorgi massimo divulgatore del paradigma dei vini naturali. Già la storia di Franco Giacosa fa riflettere parecchio, e conquista. Ormai quasi 50 vendemmie alle spalle da enologo, prima nell’azienda Duca di Salaparuta, poi nella Casa Vinicola Zonin, alla fine ha scelto il mondo dei vini naturali, e in particolare Vinnatur. Un grande professionista che non rinnega il suo passato, anzi, ne fa la sua forza nel perseguire oggi la strada, piena di sfide, dei vini artigianali .

Uno dei messaggi su cui Franco Giacosa ha posto particolare enfasi, nel corso della chiacchierata, è stato “Non si può più pensare solamente a fare denaro. La strada dei vini naturali è una strada che porta a un miglioramento per tutti, per il pianeta. Quello che stiamo facendo, e che stanno facendo i produttori che hanno intrapreso questa strada, sono ancora piccole briciole, ma se si continua così e tutti facciamo qualcosa, avverrebbe la trasformazione di cui abbiamo bisogno”.

Dal convegno e in generale dai tre giorni di NOT, tra laboratori e assaggi, emerge che c’è ancora tanto lavoro da fare. I produttori hanno da rimboccarsi le maniche per innalzare sempre di più la qualità dei propri vini: già parecchi hanno raggiunto alti livelli qualitativi e procedono a passo veloce, altri devono far strada. Anche chi si occupa di comunicazione dovrebbe rimboccarsi le maniche, per una comunicazione giusta che non si fermi a cavalcare l’onda modaiola ma vada oltre, vada dritta al cuore. Qui l’informazione, quella trasparente, può fare la differenza.

Not è su questa strada virtuosa. Quindi keep it up!

Qui solo alcuni dei vini che ho apprezzato, tra quelli degustati durante NOT 2020

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