Viticoltura sostenibile: dal suolo al vino. L’intervista al fondatore di Tailor’d Wine Design

Esaltazione del terroir e biodiversità in vigna, con un impatto ridotto sull’ambiente? La Tailor’d Wine Design sa come rispondere a tali questioni.

Dopo le recenti conferme, che riconoscono nella pandemia di Covid-19 la risposta della natura all’assalto dell’uomo, non è più derogabile per i viticoltori scegliere la sostenibilità in vigna e in cantina. Abbiamo già trattato l’argomento qui. Per molte aziende in Italia, fortunatamente, è già un campo esplorato ma che ha sempre bisogno di nuove e migliori soluzioni, per le altre, che ancora non si sono convertite, c’è molta strada da fare, ma è ormai l’unica percorribile.

Così ho deciso di andare più a fondo per conoscere una di quelle realtà consulenziali in grado di affiancare gli agronomi nel supportare il terroir, rafforzare la biodiversità in vigna e garantire la sostenibilità delle produzioni viticole.

Ecco l’intervista a Taylor Hohman, co-fondatore della Tailor’d Wine Design, tra i primissimi in Italia a proporre prodotti naturali per la gestione più sostenibile del vigneto.

Da dove nasce Tailor’d Wine Design e qual è la vostra mission?

È una storia lunga che inizia in Kentucky, dove sono nato e cresciuto, ma cercherò di renderla breve. Prima di trasferirmi in Italia, lavoravo in un birrificio artigianale, dove ho lavorato in diversi ruoli e imparato tanto: dalla produzione alle analisi di laboratorio, dal commerciale al rappresentante del brand in occasione di eventi. Adoravo ogni parte del business ma, poi per altre ragioni, mi sono trasferito in Italia, in Toscana per la precisione.

Allo stesso modo che per il mondo della birra, avevo già sviluppato una certa passione per il vino e ho iniziato a studiare un modo per entrare nel settore portando qualcosa di nuovo. Durante il mio lavoro nel birrificio avevo avuto modo di sperimentare alcune tecnologie agricole innovative fornite da un’azienda americana. L’incontro di svolta è stato quello con il consulente agronomo Marco Pierucci di AgronominVigna. Ci siamo incontrati in un vigneto di Montalcino, dove abbiamo scoperto che entrambi vivevamo ad Arezzo e avevamo interessi comuni, e da lì abbiamo avviato i primi esperimenti in giro per l’Italia, con risultati molto positivi. Dopo tre anni e davvero tante prove, abbiamo deciso di fondare Tailor’d Wine Design. L’idea era quella di creare una linea di prodotti specifici e sostenibili per la coltivazione dell’uva da vino. Prodotti semplici da usare e che offrano ai viticoltori la possibilità di ridurre l’impatto ambientale della loro produzione migliorando al contempo la qualità del vino e il valore del brand.

E direi che ci siete riusciti. Ma in cosa consiste esattamente la vostra consulenza?

Il 90% del nostro lavoro, come nella vitivinicoltura di qualità, avviene in vigna. Collaboriamo a stretto contatto con gli agronomi nell’uso dei nostri prodotti durante buona parte del ciclo biologico della vite, dal germogliamento alla raccolta. Migliorare la salute del suolo, sostenere i meccanismi di difesa naturali delle viti e migliorare la qualità dell’uva, sono gli assi portanti della nostra mission, sia nell’agricoltura convenzionale che in quella biologica. L’uso dei prodotti è flessibile: pianifichiamo con gli agronomi un protocollo preciso per rispondere alle sfide dei loro vigneti, con particolare riguardo a quelle legate ai cambiamenti climatici.

I prodotti TWD sono studiati per coltivare l’uva da vino in modo più sostenibile, illustraci meglio perché, e in che fase del ciclo della vite, vanno utilizzati.

La semplicità è uno dei nostri valori fondamentali. La nostra linea comprende quattro prodotti: spray liquidi registrati per l’uso in agricoltura biologica, non contenenti rame, il cui dosaggio generico è di un litro per ettaro. Gli elementi base dei prodotti sono polisaccaridi estratti dalla parete cellulare di un ceppo proprietario di saccharomyces cerevisiae, quindi sono naturali al 100%. Uno dei prodotti è un trattamento per il suolo che favorisce lo sviluppo di microbi del suolo positivi. Altri due prodotti forniscono nutrimento ai meccanismi di autodifesa delle viti, consentendo alle piante di resistere meglio ai patogeni. Il prodotto finale alimenta i meccanismi fotosintetici delle viti, ottimizzando l’attività fotosintetica della vite per migliorare la maturazione e la colorazione dell’uva. Tutti i prodotti offrono individualmente chiari vantaggi ai coltivatori, ma c’è anche una brillante sinergia tra loro. Attraverso anni di sperimentazioni in tutta Italia, abbiamo sviluppato una serie di semplici protocolli che sfruttano queste sinergie per ottimizzare l’utilizzo dei prodotti da parte degli enologi.

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Nelle aziende vitivinicole che seguite, quali sono stati i cambiamenti osservati dopo la vostra consulenza? Puoi farci qualche esempio di caso concreto?

Oltre ai risultati che ci aspettiamo di vedere dalle singole funzioni dei prodotti, ci sono molti benefici che le cantine scoprono lungo il cammino. La proprietà di Livernano, Radda in Chianti, dopo aver usato il nostro trattamento del suolo per alcuni anni, ci disse che non aveva mai visto così tanti papaveri crescere spontaneamente tra i filari. L’azienda Pietranova in Bolgheri, per la vendemmia è passata da tre raccolte ad una soltanto, risparmiando tempo e denaro in cantina. L’agronomo della Masseria Altemura, in Salento, ci riporta che dove utilizza i nostri prodotti, riesce ad irrigare il 40% in meno. Queste sono solo alcune delle testimonianze che riceviamo dalle cantine, unite alla soddisfazione generale per la qualità del prodotto.

L’utilizzo dei prodotti TWD, ha un impatto anche in cantina e quindi sulla qualità del vino? In cosa consiste?

L’uso dei nostri prodotti naturali, ha un impatto molto inferiore sulla microflora ambientale e quindi valorizzano il terroir dell’azienda. Una colorazione più intensa e bucce più dense danno come risultato un mosto che richiede una correzione minima o nulla da parte dell’enologo. I vini provenienti dai vigneti curati con i nostri prodotti, a confronto con parcelle trattate in modo convenzionale, risultava un rapporto inverso tra i diversi antociani (maggiore presenza di malvidolo e minore di cianidolo, come risulta dal grafico sottostante) il che favorisce stabilità e longevità. Una delle migliori esperienze che abbiamo avuto è stata al Castello di Gabbiano, Greve in Chianti, uno dei nostri migliori clienti. L’azienda ha condotto microvinificazioni da due appezzamenti sulla stessa collina, uno trattato con i nostri prodotti e uno usando i loro protocolli standard di gestione dei parassiti. Abbiamo fatto una degustazione alla cieca dei vini, insieme all’enologo e all’agronomo, e la superiorità dei vini trattati con il protocollo Tailor’d Wine Design era netta. Da lì, l’enologo decise che dalle parcelle trattate con i nostri prodotti, sarebbero stati prodotti i loro cru di Chianti Classico e Riserva, mentre dagli altri vigneti sarebbero stati prodotti i loro chianti entry-level. È stata un’esperienza davvero gratificante!

Le miscele possono essere utilizzate su qualsiasi tipologia di vigneto, c’è qualche requisito particolare, o un metodo da seguire?

Sì, le aziende in regime biologico o convenzionale utilizzano i nostri prodotti con grande successo. Le modalità di utilizzo e i tassi di applicazione sono molto semplici e abbiamo stabilito protocolli che affrontano le possibili sfide che abbiamo visto lavorando in tutta Italia. Dipende molto dalle esigenze dei viticoltori quali prodotti / protocolli usare, ma ovviamente siamo sempre disponibili ad aiutare a calibrarne l’utilizzo per offrire il massimo beneficio possibile.

A differenza di molte aziende del settore, voi siete specializzati nell’affiancare le aziende vitivinicole per ridurre l’impatto ambientale delle loro produzioni, ma per quelle aziende che coltivano anche olive, qual è la vostra proposta?

Come sicuramente saprai, molte cantine hanno anche ulivi intorno ai loro vigneti per produrre olio d’oliva, spesso destinato agli ospiti. Molti dei nostri clienti utilizzano il prodotto rimasto dal trattamento dei vigneti sui loro alberi d’ulivo e i risultati sono stati straordinariamente positivi. In particolare, il nostro prodotto per la fotosintesi aumenta la qualità e la quantità di resa dell’olio d’oliva.

Cosa suggerireste ad un’azienda che vuole ridurre il proprio impatto sull’ambiente?

Di mettersi in contatto con noi, ovviamente!

Inoltre, credo fermamente che non ci sia mai stata un’opportunità migliore per le cantine di distinguersi agli occhi dei consumatori. I winelover sono entusiasti di sperimentare nuove varietà d’uva, sono ispirati da regioni vinicole sconosciute e disposti a cercare vini da produttori che offrano chiarezza e trasparenza riguardo alle loro pratiche agricole. Indipendentemente dal fatto che la cantina sia in regime biologico, comunicare apertamente e onestamente con i consumatori sugli investimenti fatti nei vigneti per ridurre l’uso di pesticidi e metalli pesanti, risparmiare acqua, sostenere la biodiversità, ecc. consentirà alle cantine di distinguersi dalla massa in un mercato globale sempre più competitivo.

Grazie mille Taylor per l'intervista, e complimenti per quello che state facendo, spero che sempre più viticoltori abbraccino soluzioni sostenibili, per produrre vini più rispettosi dell'ambiente e vera espressione di varietà e territorio.
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