Curatolo Arini, una storia di lungimiranza, dal 1875 alla vendemmia 2020

Dal 1875 la famiglia Curatolo Arini porta la Sicilia nel mondo con i Marsala e vini da vitigni autoctoni

Fino a qualche giorno fa non conoscevo personalmente la famiglia Curatolo Arini, non avevo assaggiato i vini, né visitato la cantina. Ma le loro etichette raffinate, ispirate allo stile Liberty siciliano, realizzate da Ernesto Basile a fine ‘800, erano rimaste impresse nella mia mente in occasione di un evento. Uniche, eleganti e che raccontano una Sicilia d’altri tempi.

Ma è davvero importante avere occasione di andare oltre l’etichetta, e conoscere le persone, le idee e quindi i frutti (vini) che stanno dietro ad un brand. Tutto acquista più senso e valore.

Non avevo mai avuto occasione di assaggiare i loro vini, e andando in azienda ho capito il perché. I vini e i Marsala Curatolo Arini sono, infatti, presenti in Italia solo per il 5% della produzione! Tutto il resto, cioè davvero tutto, è esportato negli Stati Uniti e in Nord Europa, principalmente. E a sentir la loro storia sembra uno sviluppo naturale.

La storia Curatolo Arini inizia nel 1875 con il fondatore Vito Curatolo. Dà vita al progetto aziendale insieme alla moglie, con l’idea di puntare sulla qualità e i mercati esteri, sfidando i grandi e affermati produttori dell’epoca. La moglie ebbe un ruolo cruciale, fu lungimirante nell’avvalersi della collaborazione di un esperto svizzero che sviluppo la parte commerciale e aprì l’azienda verso i mercati degli USA e del Sud America.

Con il passare del tempo l’azienda acquista sempre più riscontro al livello internazionale. In particolare è la joint venture con il gruppo canadese Seagram, con la direzione enologica del Davis Wine Institute della California, che rafforza ulteriormente la posizione sui mercati esteri.

Oggi, i vini Curatolo Arini raggiungono i quattro angoli del mondo, di cui il 50% rappresenta vino Marsala.

In seguito sul piano enologico, verso gli anni 90 saranno seguiti da Alberto Antonini, enologo di fama internazionale, che li guiderà nel dare vita alla linea dei “Monovarietali”, emblematica per la caratterizzazione e l’espressività territoriale dei vitigni autoctoni

Poco più avanti Antonini viene affiancato dall’enologo Antonino Reina, oggi punto di riferimento per l’azienda, a cui si deve la tecnica della iper-riduzione, ossia di lavoro in totale assenza di ossigeno, già sin dalla raccolta delle uve.

A portare avanti il sogno e progetto di famiglia sono, Roberto, nipote di Vito, e Sergio, suo pronipote, insieme ai rispettivi figli, Riccardo ed Alexandra.

Uno sguardo alla vendemmia 2020

«I mesi estivi sono stati molto caldi ma ventilati – dice l’enologo Nino Reina. Il vento di Ponente durante le ore più calde della giornata, tra le 11 e le 16, ha aiutato a contrastare le temperature elevate. Notevoli anche le escursioni termiche: da picchi di 40 gradi durante il giorno a 25 gradi la sera».

«In generale è stata una buona vendemmia – afferma Riccardo Curatolo, uno dei titolari dell’azienda, nonché responsabile della produzione. Siamo riusciti ad evitare le piogge autunnali appena in tempo e siamo contenti della qualità delle uve dei diversi vigneti. Anche se complessivamente la quantità è stata leggermente inferiore rispetto agli anni passati, le condizioni pedoclimatiche ci garantiscono una buona qualità per i nostri futuri vini».

I vigneti da cui prendono vita i vini Curatolo Arini provengono da 4 diversi territori nell’areale della Doc Marsala. Vediamoli nel dettaglio:

Contrada Chirchiaro,  Si trova a circa 40 chilometri da Marsala, fra Salemi e Vita, a 500 metri di altitudine. Qui prendono vita Grillo, Inzolia e Catarratto, i cui impianti sono a spalliera con esposizione ad Est, potatura a guyot e su terreni a medio impasto. Per la vendemmia 2020 la raccolta del Grillo è avvenuta il 27 agosto 2020, qualche giorno prima rispetto al 2019, mentre per l’Inzolia e il Catarratto si è aspettata la prima settimana di settembre.

Gagliardetta, si trova a Castellammare del Golfo a circa 300 metri sul livello del mare. La casa dello Zibibbo. Il suo clima caldo e, al tempo stesso, ventoso lo rendono habitat perfetto per il vitigno aromatico principe della Sicilia. Gli impianti ancora a spalliera con esposizione ad Est, potatura a guyot su terreno sabbioso. Lo Zibibbo di Gagliardetta è stato raccolto il 10 settembre 2020 e ha richiesto cinque giorni in più per la maturazione ottimale rispetto all’anno precedente.

Fulgatore, è a pochissimi chilometri da Trapani e il vigneto si trova su un terreno di matrice calcarea situato a 200 metri sul livello del mare. La zona prende il nome di Sciarra Soprana che poi dà la denominazione al Nero d’Avola Riserva di Curatolo Arini, vino di punta. Microclima eccezionale per la maturazione delle uve, piantate sempre a spalliera, con esposizione a Sud e col sistema a guyot. Si prospetta un’ottima annata per il Nero d’Avola e il Syrah, raccolti rispettivamente 28 agosto e 1 settembre 2020.

Marsala, i vigneti si trovano nella zona costiera dove le uve hanno una maggiore propensione alla naturale ossidazione ed un livello più alto di zuccheri, che dona eleganza e ricchezza al nostro vino. Questa zona ha sempre condizioni climatiche uniche: il Grillo per i Marsala è stato raccolto i primi di settembre 2020, leggermente in anticipo rispetto alle consuete abitudini. Basse rese quest’anno a favore di una qualità senza dubbio eccezionale.

 

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